• La mostra propone un itinerario espositivo che si snoda tra Gorizia, Udine e Redipuglia - e più avanti tra Trieste e Bruxelles - attraverso le architetture, il segno e la scrittura realizzati in tutto il mondo dall'architetto Paolo Caccia Dominioni di Sillavengo (Nerviano, Milano 1896 - Roma 1992) nel corso della sua intera vita, tracciando implicitamente un inedito ritratto della sua personalità di uomo indifferente ai beni materiali, spartano, preciso, incurante dei pericoli e ironico; oltre che di artista poliedrico dal segno formidabile ed avvincente, sensibile e misurato, interprete originale della modernità, che si distinse anche per l'incredibile capacità di raccontare la guerra attraverso disegni, dipinti e scritti eseguiti spesso quasi in diretta. In tale contesto il video, con le sue inedite testimonianze, propone un affondo esistenziale per avvicinare e conoscere una personalità di livello e dalle frequentazioni internazionali in cui l'equilibrio tra cuore e ragione e la sensibilità di cronista oggettivo della vita attraverso la pittura e la scrittura, rappresentano la cifra fondamentale e la chiave di lettura per apprezzare i libri, dal linguaggio contemporaneo ed essenziale già in epoca dannunziana, e ammirarne i disegni mossi dal vento e le architetture, connotate da una modernità sobria ed elegante, in cui il concetto di forma-funzione era già stato recepito agli esordi, con naturali intuizioni antesignane, dalla sua poliedrica intelligenza. Partecipano a questo racconto a più mani persone di estrazione, cultura e interessi diversi, concordi nel ricordare con nostalgia positiva la sua umanità, la sua arte, la sua signorilità e il suo valore.
  •   Storia e rievocazioni sul Carso   durata 36 minuti
  • I diari di un anonimo rugbista
  • Da sotto la Marmolada II - Reperti di guerra - Guida al Museo di Passo Fedaia - Marmolada
  • Se c'è un interrogativo ancora aperto tra i tanti che la Grande Guerra ci pone, questo è costituito dalla partecipazione al conflitto dei volontari affluiti nelle file dell'esercito italiano. Per questo, alla luce di un quadro di rinnovamento scientifico assai vivace, è giunto il tempo di ritornare, o meglio di cominciare, a indagare sui volontari italiani nella Grande Guerra. Si devono ricordare gli italiani che nel 1914 formarono in Francia la Legione Garibaldina di Peppino Garibaldi, ma soprattutto le migliaia di italiani "irredenti" che con  grande rischio personale scelsero di combattere volontari nelle file dell'esercito italiano e, molto spesso, di partecipare alle azioni più pericolose. Partendo proprio dalle pagine scritte dai fratelli Ius è possibile enucleare alcuni problemi relativi alla condizione dei volontari poco più che adolescenti, Luigi e Mario Ius. Dalla colorita e appassionata descrizione della partenza dei "regnicoli" da Trieste, fino alle idealità patriottiche: "il mio fu un gesto, che fin dall'infanzia agognavo, appunto perchè nacqui be vissi sotto il giogo straniero, perchè conoscevo la nostra storia, perchè amavo la Madre Patria".
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