• Il forlinese Italo Stegher è uno dei 360 decorati di medaglia d'oro della Grande Guerra. Ha 23 anni, è capitano, comanda una compagnia della brigata Taro; è in altre parole il modello di un giovane borghese, acculturato, patriota, pervaso dal senso di completare l'unità d'Italia. Circondato da austro-ungarici travestiti da italiani durante la Battaglia della Bainsizza nell'agosto 1917, non si arrende e viene ucciso. Questo racconto della sua breve vita e del suo coraggio dà significato al "commemorare" i 100 anni da quella guerra per dare voce ai cittadini che ci hanno proceduto nel processo faticoso dell'acquisizione dei diritti e doveri di cittadinanza.
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    Il libro raccoglie lettere e pagine dei diari di militari italian caduti durante la Grande Guerra. Ogni testimonianza è corredata dalle considerazioni dell'autore che ha così modo di presentare i tanti personaggi e di rievocare i momenti tragici da loro vissuti. Rigorosa è la scelta dei testi che danno voce a quanti andarono in guerra e ivi morirono per testimoniare un ideale di patria che si richiamava allo spirito risorgimentale e che si riproponevano di rifondare l'Italia su nuovi valori di civiltà e di convivenza con i popoli d'Europa. Così il volume non è solo un'antologia di lettere e diari, ma diventa un racconto straordinario di quei drammatici quarantun mesi di guerra, costruito con le parole dei caduti; un racconto duro, tragico, ma illuminato sempre da una forte intensità morale. Un'opera a doppia lettura in cui il tema drammatico della morte in combattimento s'intreccia con la lucida accettazione del sacrificio necessario alla testimonianza dei valori più alti. Un'interpretazione della Grande Guerra già controcorrente nelle due edizioni passate, quella del 1934 e l'ultima del 1968, e forse anche oggi, non ossequiente alla retorica celebrativa nè all'antimilitarismo di maniera, ma dettata dalla personale esperienza di combattere dell'autore e dalle sue certezze ideali. I richiami ai valori dell'epopea risorgimentale presenti nelle testimonianze dei caduti non offuscano tuttavia il suo senso critico: quella guerra non fu l'ultima del Risorgimento, ma per chi la visse, e qui l'originalità del pensiero dell'Omodeo, non fu esclusivamente un museo degli orrori "che un soffio di poesia, di speranza, di giustizia, via aveva alitato sopra".
  • A ventitré anni Paola di Colloredo Mels è crocerossina nell'ospedale di Toppo Wasserman dove la madre Costanza era ispettrice udinese della Croce Rossa Italiana. Quando con Caporetto gli ospedali intorno a Udine furono svuotati, rimasero circa 500 malati e feriti intrasportabili, Costanza e Paola decisero di rimanere ad assisterli perché la gran parte dei medici e infermieri erano fuggiti. Portando cibo e medicine, a spese proprie, ai circa 2.000 ricoverati abbandonati nell'ospedale del Seminario nei giorni della ritirata e dell'occupazione, Costanza e Paola salvarono la vita ad alcune centinaia di soldati. Il diario racconta la loro coraggiosa volontà di rimanere a Udine per dare un significato profondo e concreto al proprio senso di responsabilità e di dovere, al di là dell'interesse personale
  • Con questo elaborato intendiamo descrivere un francobollo di storia della parte d’Italia che si trova all’estremo nord dell’Adriatico, quasi sconosciuto al resto d’Italia. Parleremo di un grande cantiere navale, di un genio progettista di sommergibili, di una popolazione poco nota, ma estrememente responsabile ed operosa, di una Regia Marina intelligente e lungimirante. E’ quindi indispensabile ricostruire, seppur in maniera sintetica, alcuni capitoli della nostra Storia e della storia del battello subacqueo per rendere comprensibile e logico quanto seguirà.
  • Il libro fa rivivere i 442 giorni di assedio che portarono alla conquista di Gorizia da parte dell’Esercito Italiano. Una meticolosa ricerca delle rare fonti disponibili (diari privati, articoli di giornale, documenti ufficiali) ha permesso di ricostruire una cronistoria quotidiana del primo grande assedio subito da una città europea nell’epoca moderna. Il violentissimo scontro che portò alla presa della città viene visto non tanto dalla parte dei combattenti, quanto da quella dei civili che rimasero imprigionati, per scelta o necessità, in una città che veniva giorno dopo giorno rasa al suolo. Furono i goriziani a sperimentare per primi alcuni degli orrori che diventeranno tanto comuni nei conflitti seguenti come i bombardamenti aerei, l’attacco indiscriminato a obbiettivi civili, gli esodi di massa e i campi d’internamento. La storia dell’assedio di Gorizia è stata però per quasi un secolo un argomento quasi dimenticato dalla storiografia ufficiale forse prigioniera di stereotipi irredentistici o nostalgici tanto forti quanto parziali. Questo volume pubblicato nel centenario della fine dell’assedio permette di riempire questa lacuna nella nostra memoria comune.
  • La sorpresa strategica di Gorizia La storiografia non può prescindere dall'opera del Bencivenga - a quel tempo era a capo dell'Ufficio Operazioni del Comando Supremo - e che fu l'unico generale a subire il confino durante il fascismo. è il volume che riguarda il 1916: la Strafexpedition e la presa di Gorizia, ma anche i massacri di Verdun e delle battaglie dell'Isonzo. Uno dei libri fondamentali per interpretare gli avvenimenti militari di un anno cruciale per gli eserciti dell'Intesa.
  • Sui campi delle dodici battaglie
  • La Patria e i suoi eroi
  • Sentieri di Pace sul Carso della Grande Guerra
  • Il Cippo della Trincea delle Frasche - Un monumento per Filippo Corridoni
  • La Stazione di Redipuglia di Roberto Narducci
  • Sloveni di confine
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