• Dopo Le bugie di Caporetto, che ricostruiva lo sfondamento del 24 ottobre, in questo volume si racconta lo scontro tra tedeschi e italiani del 25 e 26 ottobre sui monti a sud di Caporetto, con le testimonianze dei generali e, soprattutto, degli ufficiali subalterni.
  • È soprattutto una storia d’avventura di un ragazzo idealista e testardo, che attraversa la Siberia nel 1918. La storia ha inizio in un campo di prigionia all’estremo margine della Russia orientale. Per l’autore la meta è l’Europa, e qualsiasi mezzo per raggiungerla è buono. Il primo passo è la fuga dal campo; poi un viaggio con la Transiberiana che in due settimane porta gli evasi - l’autore e i suoi compagni - da Khabarovsk (a nord di Vladivostok) fino alla regione, solitaria e remota, dei monti a nord dell’Amur. Da qui bisogna proseguire a piedi; e i viaggiatori, dopo aver scavalcato passi e percorso valli, aggiungono infine il fiume Vitim che scorre in direzione dell’Artico. Lo percorrono navigando su zattere e finalmente, sfidando correnti e cascate, arrivano al mondo cosiddetto civile.
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    Ricordo della Prima Guerra 1915-1918
  • Ricordi di guerra - L'attacco con i gas sul San Michele e la riconquista delle trincee Prefazione di Nicola Persegati "L'ordine era esplicito... però incompleto! E la situazione generale qual'era? Chi avevo ai fianchi? Chi a tergo? [...] Appena la compagnia fosse a posto, scattare all'assalto alla barionetta. Io, sarei uscito il primo per dare il segnale". Raccomandai agli ufficiali di non muoversi fino a quando l'ultimo soldato non avesse scavalcato il parapetto. Mi portai all'estrema sinistra della compagnia, e iniziai nel camminamento il movimento di discesa. [...] Quando giunsi alla base della montagnola sulla quale fino allora ero stato, uno spettacolo terrificante si parò ai miei occhi. Il camminamento era seminato di morti. Per terra, alcuni accovacciati, altri addossati ancora alle pareti del camminamento, gialli in volto, rattrappiti, con gli occhi sbarrati. Qualcuno anche col cranio fracassato dalle mazze ferrate, che per la prima volta in quella occasione avevano usato gli austriaci. Dio! Che spettacolo orribile! Non avevo mai visto tanti morti! Si doveva calpestarli per passare. C'erano anche parecchi austriaci morti anche loro di gas. Erano venuti troppo presto all'assalto, mentre ancora le nostre trincee e i camminamenti erano invasi dai gas, e vi avevano trovato la morte..."
  • Riccardo Giusto - Tra storia e Leggenda la vicenda del primo soldato italiano caduto nella Grande Guerra Prima Guerra Mondiale. L’Alpino Riccardo Giusto è stato il primo Caduto italiano in combattimento della Prima Guerra Mondiale. Non un eroe, ma un simbolo. Il simbolo di quella gioventù variegata, figlia di un’Italia unita ma ancora da amalgamare, che il richiamo perentorio di una Patria ingorda trascinerà nel vortice tritacarne della folle tragedia della Grande Guerra. Questo studio vuole essere un inchino alla Memoria di tutte le vite spezzate, accomunate nella fine al giovane Alpino udinese, travolto dalla mala sorte prima, e dal beffardo destino poi, che oltre al sacrificio estremo della vita pretese anche quello del nome. A distanza di un secolo dalla sua morte, è nostro dovere rendergli Giustizia nel nome, e Pace nell’eterno riposo.
  • Redipuglia – storia memoria arte e mito di un omnumento che parla di pace La prima storia completa di Redipuglia, dal dopoguerra ai giorni nostri. Una guida ragionata al nuovo Museo storico militare e all'area monumentale, con alcune indispensabili informazioni logistiche-pratiche.
  • Ragazzi in guerra - I Colinelli a Gorizia e con gli Alpini
  • Quel giorno a Gorizia vol 1 - Dall'inizio della guerra alla battaglia di Gorizia Presentazione di Giovanni Spadolini. Il diario-racconto delle avventure di Baruzzi sull'Isonzo, sul Carso, sull'Altipiano di Asiago e sul Piave è uno straordinario libro di memorie della Grande Guerra. La scena del diciannovenne piccolo sottotenente che, entrato con quattro fanti nella galleria di Lucinico, cerca di incutere soggezione ai 200 ungheresi che si trova inaspettatamente davanti a colpi di "boia d'un mond lèdar" è uno dei pezzi mitici della guerra.
  • Quattro anni senza Dio vol 2 - Un mazziniano dalle trincee del Carso allo Stato Maggiore Questo diario narra la straordinaria vicenda militare di un ufficiale di complemento che, da comandante di plotone sul Carso, condivide con i fanti l'inferno degli assalti. Capitano per merito di guerra, arriva a comandare un battaglione della Chieti e a vincere il concorso per ufficiale di Stato Maggiore - assieme a Ferruccio Parri, Giovanni Gronchi e Oscar Sinigaglia dandoci un inedita descrizione della comoda vita lontano dai combattimenti. Ritornerà a combattere nel giugno 1918 sul Piave e contribuirà alla conquista del Panarotta.
  • Quattro anni senza Dio vol 1 - Il diario di un ufficiale mazziniano dalle trincee del Carso alle Giudicarie Prefazione di Luigi Emilio Longo. Il volume tratta delle azioni militari della Brigata Chieti formata in gran parte da fanti abruzzesi e molisani, che operò sul Carso dal luglio 1915 all'ottobre 1916. Un reggimento valorosissimo, di cui qui vengono rievocate senza retorica, ma sulla base della realtà storica, le glorie e i sacrifici (sul Carso il reggimento fu quasi totalmente distrutto in combattimento per ben due volte e due volte ricostituito con nuovi complementi), ma che non ebbe mai i riconoscimenti che avrebbe meritato. Il testo è scritto in forma semplice e brillante. Si legge con grande piacere anche sotto l'aspetto letterario, spesso con una sottile vena umoristica Vi sono i giudizi impietosi nei confronti degli alti Comandi, dei generali incapaci, degli imboscati, cui si contrappone il coraggio, la pazienza, l'abnegazione, il senso del dovere dell'umile fante abruzzese. Oggi, a distanza di quasi un secolo da quegli avvenimenti, non esistono più i motivi che ne impedirono allora la pubblicazione. Il 2° vol. uscirà nel 2005. Lodolini fu l'artefice dell'Archivio Centrale di Stato di Roma
  • A ventitré anni Paola di Colloredo Mels è crocerossina nell'ospedale di Toppo Wasserman dove la madre Costanza era ispettrice udinese della Croce Rossa Italiana. Quando con Caporetto gli ospedali intorno a Udine furono svuotati, rimasero circa 500 malati e feriti intrasportabili, Costanza e Paola decisero di rimanere ad assisterli perché la gran parte dei medici e infermieri erano fuggiti. Portando cibo e medicine, a spese proprie, ai circa 2.000 ricoverati abbandonati nell'ospedale del Seminario nei giorni della ritirata e dell'occupazione, Costanza e Paola salvarono la vita ad alcune centinaia di soldati. Il diario racconta la loro coraggiosa volontà di rimanere a Udine per dare un significato profondo e concreto al proprio senso di responsabilità e di dovere, al di là dell'interesse personale
  • Poesia e prosa in bisiaco
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