• La guerra dei gas 1914-1918
  • La Grande Guerra in Lombardia - Dai diari dei volontari del 5° Alpini Le compagnie Volontari Alpini presero vita nel 1912 nelle valli prossime alla vecchia frontiera. Il  5° reggimento Alpini costruì tre compagnie cui appartenevano Bergamaschi, Valtellinesi, Brianzoli e Camuni. I  volontari Alpini, dei quali quasi mai la storiografia si ricorda, combatterono sulle più alte e difficili montagne della Lombardia.
  • Silvio Benco nella Casa dei Bosma - Il giornalista scrittore triestino e la sua famiglia a Turriaco (1944-1949)
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    Pietro Orazio von Hassek si arruolò nel 1914 come volontario nel mitico 97° Reggimento, il “Dèmoghela”. Si tratta di uno dei pochi diari di ufficiali del Reggimento nel quale militavano gli italiani del Friuli Venezia Giulia austriaco. Il libro racconta per flash le sue vicissitudini sul fronte russo, gli aneddoti della prigionia dopo l’offensiva Brusilov, fino al passaggio nella Legione dei Redenti di Siberia e il successivo viaggio di rientro da Vladivostok a Trieste attraverso il Mar della Cina
  • La Grande Guerra nella Valle D'Ampezzo - 1917 L'anno di Caporetto Visto da Cinque Torri - Lagazuoi - Forte Tre Sassi  Quarta parte, giugno - dicembre 1917
  • Speranze, lagreme e fagòti - Storia dell'emigrazione turriachese nel mondo dal 1878 al 1940
  • Il Deutsche Alpenskorps sul Fronte Dolomitico nel 1915 A cura di Mario Dell'Eva. Prefazione di Paolo Pozzato con la biografia del col. Martini di Carlo Bindocci. Con l'entrata in guerra del regno d'Italia nel maggio 1915, gli austro-ungarici si trovarono in grande difficoltà in quando il fronte era sguarnito e la maggior parte dell'esercito imperial regio era impegnato ad oriente. Vi era quindi il pericolo di uno sfondamento da parte degli italiani, e per sventare tale eventualità, che avrebbe potuto coinvolgere la Baviera, la Germania inviò immediatamente sul fronte sud il Deutsche Alpenkorps, una divisione addestrata per la guerra in montagna, composta per la maggior parte da truppe bavaresi e prussiane, e dotata di artiglieria, truppe tecniche e di una squadriglia aerea. L'autore, colmando una singolare lacuna nella storiografia italiana della Grande Guerra, ricostruisce nel dettaglio la nascita, l'organizzazione e l'impiego di questa particolare unità che rimase sul nostro fronte fino all'ottobre 1915 e che impedì agli italiani di sfondare. In appendice vi è un itinerario ai luoghi di guerra nelle Dolomiti e alle superstiti testimonianze epigrafiche dell'Alpenkorps.
  • L'amico del Re - Il Diario di guerra inedito dell'aiutante di Vittorio Emanuele III Volume III (1917) I libri che danno la dimensione della guerra vissuti negli alti comandi. Il 3° volume del diario inedito sulla Guerra del Re che riguarda l’anno terribile, il 1917, con Caporetto e la sede padovana della casa militare del re.
  • La storia ci insegna che le alterne vicende dei popoli a volte inducono le nazioni e i loro governi a quella prova estrema che è la guerra, con le distruzioni e le sofferenze che da ambo le parti produce. In questo triste scenario non trovano più posto gli interessi personali e le rivalità tra gli uomini, ciò che prevale nei combattenti è lo spirito di corpo, la nobiltà d'animo e l'emulazione dei compagni d'armi, fino all'estremo sacrificio. Questo libro è frutto di una lunga ricerca tra i documenti storici che hanno permesso di compiere un controllo incrociato degli avvenimenti in più parti descritti, per poterli poi narrare nei tempi e nei modi in cui realmente si sono svolti
  • Il primo anno di guerra della Sassari, la nascita della brigata, i primi terribili assalti sul Carso. Utilizzando le fonti archivistiche e memorialistiche, vengono ricostruiti i combattimenti narrati giorno per giorno dai comandanti e dai soldati, nel delineare quello che appare sempre più un grande momento di epica collettiva. La memoria storica si viene così a integrare con le storie individuali rileggendo le avventure e i personaggi della guerra che ha portato le classi popolari italiane dentro lo Stato. Il volume contiene 1100 nomi di persone.
  • Un anno sull'altipiano con idiavoli rossi - Storia delle Brigate Sassari e Reggio nella Grande Guerra La "Sassari", nell'ambito delle brigate di fanteria, rappresenta sicuramente un caso unico e non solo perché, a partire da un certo momento del conflitto, divenne un'unità a pressoché esclusivo reclutamento territoriale, una caratteristica questa limitata in precedenza quasi ai soli battaglioni alpini e giustificata dalla specificità del loro compito. Fu un caso unico perché, pur non essendo la sola brigata caratterizzata da una vasta presenza sarda e nemmeno un'unità già segnata da una gloriosa tradizione, divenne fin dai primi mesi quasi la stessa Sardegna in armi. E tale continuò ad essere, caratterizzandosi sempre più in questo senso, con il prosieguo della guerra, con una propria lingua ("Se sei italiano, parla sardo!" era la prima parola d'ordine in uso nei suoi reparti), una propria legge interna (quel "forza Paris" che diventava il segnale di un'aggregazione quasi automatica, anche nei frangenti più difficili, come la ritirata al Piave), un proprio ferreo codice d'onore. Pochissimi furono i suoi disertori o anche solo i prigionieri sardi che gli austriaci riuscirono a fare.
  • Dalla Galizia all'Isonzo Storia e storie dei soldati triestini nella Grande Guerra - Italiani,sloveni e croati del k.u.k. i.r. Freiherr Von Waldstatten nr.97 Tra molteplici identità politiche e culturali presenti nel 97°, in cui furono inquadrati in prevalenza militari provenienti dalle province meridionali dell'impero, la storiografia liberalnazionale ha privilegiato l'irredentismo, presente sia tra i militari di lingua italiana che di lingua slovena. Queste pagine ci aiutano a comprendere come la storia di lungo periodo, nel nostro caso 536 anni di dominio asburgico, non possa non incidere ancora oggi nella mentalità collettiva nonostante i rivolgimenti epocali e gli sconvolgimenti demografici susseguitesi dopo il '18. In seguito al crollo dell'Austria, i reduci del 97°  avrebbero dovuto affrontare tante altre dure prove, non ultima tra le quali l'oblio della memoria. Questa articolata ricerca con l'apporto di una ricca bibliografia internazionale, integrata da fonti visive, testi di canzoni, evoca atmosfere, restituisce parti di memoria rimossa dal nazionalismo fascista, recuperando la fisicità di luoghi cancellati dai nuovi poteri. Un lavoro motivato da pietas civile che ci aiuta a ricomporre un complesso mosaico fino ad oggi ignorato dalla storia ufficiale.
  • Questo 3° volume della collana STORIA DELLE BRIGATE SASSARI E REGGIO NELLA GRANDE GUERRA racconta l’epopea della Sassari nel corso dei terribili assalti alla Trincea delle Frasche dove e nato il mito dell’invulnerabilità di Emilio Lussu. Utilizzando fonti archivistiche e memorialistiche sono stati ricostruiti i combattimenti, descritti giorno per giorno dai comandanti e dai soldati, per delineare quello che risulta essere stato un grande momento di epica collettiva. La memoria storica si arricchisce così di vicende individuali che portano alla luce importanti episodi e personaggi di quella guerra che ha coinvolto le classi popolari del nostro Paese
  • Attraverso le lettere ed il diario di guerra di uno dei più importanti dirigenti del Nazionalismo italiano si ripercorrono le vicende di guerra del capitano milanese Castellini, che con la Brigata Cuneo, il Battaglione Monrosa e Val Cordevole e il 3° Raggruppamento alpini, combattè sulle Dolomiti, sull'Adamello e sul Grappa.
  • Vita di guerra - La straordinaria avventura dell'"Ardito del Grappa" Vi sono pochi uomini che possono vantare coraggio in battaglia e grandi imprese nella vita civile. Quando se ne trova uno, nella storia d'Italia è utile che gli altri cittadini siano messi nella condizione di assaporarne le avventure.
  • La guerra è il grande revisore delle istituzioni degli stati e per questo non è possibile capire la storia contemporanea senza conoscere quella della Grande Guerra. Fu essa infatti a decretare la fine definitiva dell’Europa dell’Ancien régime, delle aristocrazie terriere, della nobiltà di spada, degli imperi autocratici. Nel 1918 nessuno poteva immaginare che si era trattato del primo tempo di un conflitto che si sarebbe concluso nel 1945, il primo round della stessa sequenza di rivolgimenti politici e sociali che avrebbero annientato gli imperi coloniali e moltiplicato gli stati nazionali. Oggi per lo storico è facile vedere in quella guerra la nascita della nostra civiltà anziché la morte dell’Europa degli imperi. 
Per gli italiani la Grande guerra, di cui vengono qui trattati gli aspetti più complessi e spesso trascurati (dalla condizione delle famiglie italiane alla censura della stampa, dalla conservazione del patrimonio artistico al turismo legato a questo evento) ha rappresentato uno straordinario momento di trasmissione scritta della memoria in quella che fu la Quarta guerra d’indipendenza alla quale parteciparono anche le classi popolari con un immane sacrificio di sangue. Da questo prezzo, pagato da innumerevoli famiglie, è nato il senso di identità e di patria indipensabile alla coesione sociale e politica di un Paese
  • Nel soccorso prestato agli oltre 600.000 prigionieri italiani il ruolo della Croce Rossa fu fondamentale. Fu l'unica struttura che assistette quei cittadini che, nella presunzione che si fossero dati volontariamente prigionieri, erano stati abbandonati nei lager tedeschi e austriaci dai governi italiani che bloccarono gli invii di pacchi dalle famiglie. Ne morirono centomila. I comitati della Croce Rossa ne salvarono comunque decine di migliaia. Le lettere e i diari dai campi di prigionia, tra i quali Mauthausen e Sigmundsherberg, raccontano la loro dignitosa lotta per la sopravvivenza
  • La Grande Guerra fu la guerra in cui i mezzi di distruzione di massa assunsero il ruolo preponderante. Furono molte le forme di distruzione oltre alla morte sul campo e per ferite: vi fu la distruzione della mente – la pazzia, di qui l’analisi delle lettere dagli ospedali psichiatrici –, la distruzione della capacità riproduttiva e della famiglia – la nascita degli “illegittimi” –, la distruzione per malattie che non figura quasi mai nelle statistiche ma comportò la morte di oltre 180.000 soldati – il saggio di Ceschin è un importante contributo alla storiografia di guerra –, e infine la distruzione totale: la Spagnola. Un volume fondamentale per la storia sociale della Grande Guerra
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    Un italiano fuori dal coro. Leggere il diario militare del Capitano Aldo Spallicci, medico, poeta, parlamentare, repubblicano, volontario di guerra, offre la cifra necessaria per riscoprire la mentalità degli italiani che, a partire dal Risorgimento fino alla Seconda Guerra Mondiale, testimoniarono con la vita e sacrificio il rispetto per i propri ideali. L'esperienza bellica per Spallicci è solo un ulteriore passo del proprio cammino umano, politico e professionale a favore della polis romagnola e della patria italiana. Si può anche rimanere isolati a causa dei propri ideali e del proprio impegno ma un romagnolo non torna mai indietro e prosegue per la propria strada con orgoglio
  • Antonio Cantore - Da Assaba alle Tofane il mito del Generale Alpino La prima biografia completa di un personaggio mitico della storia alpina.
  • Quattro anni senza Dio vol 1 - Il diario di un ufficiale mazziniano dalle trincee del Carso alle Giudicarie Prefazione di Luigi Emilio Longo. Il volume tratta delle azioni militari della Brigata Chieti formata in gran parte da fanti abruzzesi e molisani, che operò sul Carso dal luglio 1915 all'ottobre 1916. Un reggimento valorosissimo, di cui qui vengono rievocate senza retorica, ma sulla base della realtà storica, le glorie e i sacrifici (sul Carso il reggimento fu quasi totalmente distrutto in combattimento per ben due volte e due volte ricostituito con nuovi complementi), ma che non ebbe mai i riconoscimenti che avrebbe meritato. Il testo è scritto in forma semplice e brillante. Si legge con grande piacere anche sotto l'aspetto letterario, spesso con una sottile vena umoristica Vi sono i giudizi impietosi nei confronti degli alti Comandi, dei generali incapaci, degli imboscati, cui si contrappone il coraggio, la pazienza, l'abnegazione, il senso del dovere dell'umile fante abruzzese. Oggi, a distanza di quasi un secolo da quegli avvenimenti, non esistono più i motivi che ne impedirono allora la pubblicazione. Il 2° vol. uscirà nel 2005. Lodolini fu l'artefice dell'Archivio Centrale di Stato di Roma
  • Passo della Morte, Passo del Diavolo, Dolina dei Bersaglieri, Dolina Piras: questi sono alcuni nomi dell'inferno carsico, ma nessuno evoca un sacrificio di sangue come le trincee delle Frasche e dei Razzi che hanno inghiottito gli assalti disperati dei fanti della Macerata, della Siena, della Chieti e dellaSassari. Questo libro è più di una guida alla visita dei luoghi di un sacrificio collettivo, è un tassello dell'opera di recupero della memoria storica di tutti gli italiani.
  • L'unica guida storico-escursionistica che porta il visitatore alla scoperta delle trincee, dei campi delle battaglie e dei monumenti del fronte italo-austriaco del Carso e dell'Isonzo con un linguaggio semplice e chiaro, adatto anche "ai non addetti ai lavori". Un'aggiornata, esauriente introduzione storica su ciò che è necessario sapere sulla guerra di trincea, sugli eventi bellici e sui grandi e piccoli monumenti sorti in memoria del conflitto, ma anche una guida per conoscere i diversi e non sempre evidenti "segni di guerra" del Carso e del Collio goriziano anche oltre confine, attraverso 11 Itinerari riccamente illustrati, facili da percorrere a piedi e in macchina, interessantissimi sia dal punto di vista storico che naturalistico.
  • Dalle Dolomiti a Bligny - Diario di guerra di un fante 1915-1919 Il diario scritto con la matita copiativa di un fante di Osimo che visse per due anni  tra Colle Santa Lucia e Digonera nelle Dolomiti, di fronte alla Marmolada e al Col di Lana, offre la sceneggiatura della guerra e dei rapporti che s'instaurano tra i soldati italiani e la popolazione ladina. Un libro avvincente in cui si ritrova tutta la freschezza narrativa dell'esperienza avventurosa di un semplice fante.
  • Quando in Addio alle armi Hemingway descrive la fucilazione nei pressi di un ponte, quello era il ponte di Pradamano. Un esempio di come dai racconti della memoria paesana, dagli indizi dei testi e degli archivi si possano ricostruiti avvenimenti e biografie di personaggi in una storia popolare rimasta al di fuori della storiografia ufficiale.
  • Morire per la Patria - I volontari del "Litorale Austriaco" nella Grande Guerra Il volume prende in esame il fenomeno del volontariato della Venezia Giulia o Litorale Austriaco, ripercorrendo le tracce di quei giovani, irredenti e non, che si presentarono alla prova del conflitto ricchi di idealità e di passioni. Ben presto, tuttavia, essi dovettero misurare il proprio slancio con la realtà di una guerra in cui il gesto individuale era sopraffatto dalla modernità messa al servizio della morte di massa. Il libro restituisce alla storia una vicenda che rappresenta forse l'ultimo baluardo del "mito della grande guerra", ricostruendo i percorsi di quanti ne furono protagonisti.
  • Quel giorno a Gorizia vol 1 - Dall'inizio della guerra alla battaglia di Gorizia Presentazione di Giovanni Spadolini. Il diario-racconto delle avventure di Baruzzi sull'Isonzo, sul Carso, sull'Altipiano di Asiago e sul Piave è uno straordinario libro di memorie della Grande Guerra. La scena del diciannovenne piccolo sottotenente che, entrato con quattro fanti nella galleria di Lucinico, cerca di incutere soggezione ai 200 ungheresi che si trova inaspettatamente davanti a colpi di "boia d'un mond lèdar" è uno dei pezzi mitici della guerra.
  • L'ortigara il 25 giugno 1917 nel racconto degli ufficiali diprima linea Per la prima volta la battaglia dell'Ortigara raccontata dagli ufficiali di prima linea attraverso fonti inedite d'archivio.
  • Rommel sul fronte italiano nel 1917 - Wir zogen nach Friaul - Le battaglie della ritirata di Caporetto Prefazione di Marco Rech Traduzione di Maria Grazia Jussig Venimmo verso il Friuli è il titolo di una canzone dei lanzichenecchi; ed è proprio il senso della storia e la descrizione delle battaglie da Caporetto al Grappa che fanno di questo libro un documento prezioso per la storiografia sulla ritirata di Caporetto. Si può dire che le imprese militari del tenente Erwin Rommel sul Kolovrat, sul Matajur, a Forcella Clautana e a Longarone - tra le più brillanti dell'intera guerra - trovino in questo libro il necessario compendio con i caratteri dei vari personaggi minori, scanzonati e temerari. Un libro che sorprenderà il lettore.
  • Da Aiello, piccolissimo paese del Friuli orientale, alla Cina passando dalla Russia dopo esser cresciuto in Brasile. E’ questa la vasta mappa della lunga storia raccontata con una straordinaria e commovente genuinità da Carlo Spagnul nato nel 1891da genitori emigrati in Brasile per lavorare in un’azienda di coltivazione del caffè, e rientrato nel paese di origine, allora in territorio austriaco, nel 1908. Qualche anno di scuola a Gorizia, ed eccolo arruolato nel 1912 nell’esercito austriaco. Allo scoppio della Grande guerra viene mandato al fronte sui Carpazi e combatte nel mitico 97° reggimento, definito bonariamente in una canzone “demoghèla” (una specie di “diamocela a gambe”), composto per lo più da friulani, giuliani e dalmati, che viene letteralmente decimato. Spagnul capisce che la guerra non fa per lui, getta il fucile e si consegna, come oltre un milione di suoi commilitoni, ai russi. Inizia così il suo peregrinare attraverso la Russia prima e la Cina dove dovrà arruolarsi nella Regia Marina Italiana per poter riprendere la strada verso casa. Passeranno nove anni prima che, imbarcato sul piroscafo Nippon, attraverso il canale di Suez ritorni in Friuli. Le traversie che narra con passione e l’umanità e che si snodano per un periodo di sessant’anni, ne rivelano l’animo gentile, il disprezzo per la violenza, ma anche il senso del dovere e il rispetto per le culture che incontra nel lungo e tormentato cammino. La narrazione scorre veloce come nella migliore tradizione diaristica. Il soldato Spagnul combatte una singolare guerra nella Guerra contro gli insetti - cimici, pulci, zanzare -, che non gli danno pace ovunque si trovi, in Brasile come in estremo Oriente. Incontra però uomini e storie che descrive con piglio da romanziere. La sua odissea è speciale perché non è narrata da un ufficiale, come accadeva in quel periodo, ma da un contadino che vede e registra con occhi particolarmente acuti un mondo, anzi, un continente, di cui ci mostra uno straordinario spaccato. Foto d’epoca e dettagliate piantine geografiche completano il racconto a cui fa seguito l’elenco degli abitanti di Aiello del Friuli e di Joannis arruolati nell’esercito austro-ungarico e nella Marina da guerra.
  • Mediterraneo imperiale - Breve storia della marina da guerra degli asburgo 1866-1918 Le vicende misconosciute della k.u.k. Kriegsmarine, attraverso le storie di uomini e navi. Nella battaglia di Lissa (20 luglio 1866), poco prima dell’affondamento della corazzata italiana Re d’Italia, Maximilian Daublesky von Sterneck, il comandante di quella austriaca, urlò in veneto al suo timoniere, Tommaso Penzo detto Ociai: «Daghe dosso che la ciàpemo». Di Tegetthoff fu invece la celebre frase a conclusione della battaglia: «navi di legno comandate da teste di ferro hanno sconfitto navi di ferro comandate da teste di legno». Il racconto della marina imperiale si snoda in mezzo secolo e riserva al lettore infinite sorprese.
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    Con la stipulazione segreta del Patto di Londra, il 26 aprile 1915, Vittorio Emanuele III, Salandra e Sonnino, all’insaputa del Parlamento e del capo di S.M. dell’esercito Cadorna, rovesciarono la Triplice Alleanza con Germania e Austria- ungheria, imponendo la guerra a un Parlamento a maggioranza neutralista. Per una settimana l’Italia si trovò quindi alleata con entrambi gli schieramenti: questa è la storia di quel colpo di stato.
  • Cara mamma ti scrivo - Le cartoline dei soldati della Grande Guerra Prefazione di Roberto Todero Pochi lo sanno, ma una delle necessità irrinunciabili del fante italiano fu comunicare per posta con i suoi familiari. La scrittura divenne all'improvviso l'unico linguaggio degli affetti, l'unico legame con un universo emotivo lontanissimo, non solo per lo spazio, ma anche per il vissuto, per il tempo. Un popolo che solo raramente era uscito dal cascinale, dal villaggio, si trova catapultato in una bolgia infernale piena di agguati, pericoli, sofferenze e limitazioni, con un addestramento molto sbrigativo. Dal 1915 al 1918 si muovono complessivamente tre miliardi e quattrocentomila corrispondenze! Il popolo italiano impara a scrivere, e a leggere. La cartolina postale diventa uno dei maggiori strumenti di comunicazione e di propaganda patriottica, ma anche di creazione grafica sia di disegnatori poco noti sia di artisti come Carlo Carrà, Giorgio De Chirico, Michele Cascella, Gino Severini, Umberto Boccioni, Mario Sironi e Anselmo Bucci, per citarne solo alcuni. E dall'altra parte del fronte i Kriegsmaler, pittori organizzati all'interno del Kriegspressquartier. Artisti celebri quali Egon Schiele, Oskar Kokoschka, ma anche pittori soldati quali Hans Bertie o il tirolese Albin Egger-Lienz. Rimane solo d'andare in soffitta a recuperare così un pezzo della propria storia familiare.
  • Due anni di guerra - 31 agosto 1915 31 agosto 1917  Augusto Soramel L'originalità dell'esperienza bellica di Augusto Soramel è data dal fatto che fu uno dei pochissimi combattenti a sopravvivere tre anni di guerra passando per alcuni dei settori più contesi del fronte isontino. Fu alle falde del Podgora, che dal giugno 1915 all'agosto 1916 costò la vita a migliaia di fanti della seconda e terza armata italiana e al tenente irredento Scipio Slataper, ricordato nel testo. Dopo l'esperienza presso la testa di ponte di Tolmino-Jeza, fu successivamente trasferito sull'alto Isonzo, dove affrontò il combattimento nella conca di Plezzo, nella forra del torrente Slatenik alle pendici del temibile Javorcek; venne destinato infine come aspirante ufficiale al fronte del Carso, dove prese parte alle ultime tre offensive dal novembre 1916 al settembre 1917. Sul Carso partecipò all'attacco del micidiale nodo trincerato di Bosco Malo nei giorni della decima battaglia (maggio 1917) e visse le logoranti fasi dell'undicesima battaglia alle pendici dell'Hermada, nella zona di San Giovanni di Duino (agosto-settembre 1917).
  • Eravano sulla linea del fuoco - Il racconto di un Bersagliere della Grande Guerra Il racconto di un bersagliere della Grande Guerra ricostruito attraverso le memorie dei figli e i documenti d’archivio. Un esempio di trasmissione della memoria storica in cui la storia familiare si coniuga con la storia nazionale.
  • È soprattutto una storia d’avventura di un ragazzo idealista e testardo, che attraversa la Siberia nel 1918. La storia ha inizio in un campo di prigionia all’estremo margine della Russia orientale. Per l’autore la meta è l’Europa, e qualsiasi mezzo per raggiungerla è buono. Il primo passo è la fuga dal campo; poi un viaggio con la Transiberiana che in due settimane porta gli evasi - l’autore e i suoi compagni - da Khabarovsk (a nord di Vladivostok) fino alla regione, solitaria e remota, dei monti a nord dell’Amur. Da qui bisogna proseguire a piedi; e i viaggiatori, dopo aver scavalcato passi e percorso valli, aggiungono infine il fiume Vitim che scorre in direzione dell’Artico. Lo percorrono navigando su zattere e finalmente, sfidando correnti e cascate, arrivano al mondo cosiddetto civile.
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