• Andar per trincee, cent'anni dopo. Nei luoghi di quella guerra ormai lontana eppure ancora presente nel territorio e nella memoria di visitatori provenienti da tutt'Europa, e ancor da più lontano, che seguitano a tornare su quel Carso, Kras, Karst teatro della Grande Guerra, oggi senza più confini. Nei suoi luoghi: Redipuglia; Dolina dei Bersaglieri; Sei Busi; San Martino; San Michele; Brestovec; Trincea delle Frasche; Doberdò; Vallone; Quote di guerra: Nad Logem; Kremenjak; Cimiteri di guerra d'italiani e austro-ungarici da Doberdò a Stanjel, Cerje, Komenski Kras, Temnica; Grotte e caverne di guerra; Spiagge armate da Punta Sdobba a Grado. E con le narrazioni di protagonisti noti e altri meno conosciuti; Tirel; Ungaretti; Schalek; Oreffice; Bussi; Picccolini; Liebman Modiano; Weber. "Andar per Trincee sul Carso della Grande Guerra" un'agile guida, tutta a colori, di facili e aggiornati itinerari di guerra (con relative mappe, narrazione storica e pratiche descrizioni escursionistiche), per un turismo consapevole, a riscoprire i resti delle trincee dell I Guerra Mondiale sul Carso.
  • Nel 1914 iniziò quella guerra mondiale di cui Walter Schwarz scrisse: “l’esercito austro-ungarico, partì verso la sua ultima guerra e non tornò mai più indietro: non ci fu più alcuna patria”. Parole amare che illustrano il destino dei reduci dell’esercito imperiale, imprigionati, mal accolti nelle nuove piccole patrie nazionali, costretti a celare il proprio passato militare per tornare a vivere in un mondo nuovo, diverso, privo di tutte quelle connotazioni che magistralmente Claudio Magris riassume nella sua opera Il mito absburgico: “il disincanto è necessario per far balenare un incanto autentico, non retorico né posticcio”, e questo è quanto si propone Roberto Todero in questo volume tutto dedicato alle esperienze di guerra dell’imperiale e regio reggimento di fanteria del Litorale e della Carniola Freiherr von Waldstätten Nr. 97 e di altre unità ancora, raccontate con le parole di chi c’era.
  • All’alba della dichiarazione di guerra, i soldati italiani – per la gran parte emiliani - varcarono il confine all’oscuro di cosa li stesse aspettando. Questa è la loro storia, ricostruita tra testimonianze dirette e documenti inediti, per riportare alla luce un massacro per troppo tempo rimasto sepolto nei faldoni degli archivi.
  • a cura di Gianfrancesco Cromaz G. B. Trombetta (1883-1953) nacque a Osoppo, fu parroco a Sant’Odorico di Flaibano e a Ronchis di Latisana. Piccolo di statura, acuto di mente e di forte personalità, scrisse il più importante diario sull’occupazione austro-ungarica del Friuli all’età di trentaquattro anni, pubblicandolo a Bagnacavallo. Questa edizione, curata da Gianfrancesco Cromaz, consente al lettore di capire – a distanza di 90 anni – i riferimenti a persone, gli avvenimenti e luoghi che risulterebbero ostici: ne emerge l’opera immane dei parroci friulani in difesa della popolazione dai soprusi degli invasori, solo 79 sacerdoti su 642 lasciarono il Friuli, e senza di loro molte donne, bambini e vecchi avrebbero incrementato il prezzo che quella guerra chiese.
  • Le imprese aeronautiche e l’impiego tattico dei mezzi aerostatici è trattato con i particolari tecnico-costruttivi e una quantità di dati e fotografie inedite. L'impiego bellico dei mezzi aerostatici, argomento trascurato dalla storiografia della Grande Guerra, è qui per la prima volta ampiamente sviluppato. L'utilità dei palloni si manifestò evidente per i vantaggi che quei mezzi, apparentemente fragili e insicuri, offrivano, specialmente all'osservazione del campo avversario sottoposto agli effetti del tiro d'artiglieria. Perciò l'uso dei palloni fu molto ampio e diffuso su tutto il fronte europeo e conobbe una rapida evoluzione tecnica, ispirata dalle contingenti necessità di guerra fino alla trasformazione in motopallone che consentiva l'autonomia operativa e quindi una maggiore efficacia d'impiego. Particolari tecnico-costruttivi tratti dagli introvabili manuali di fabbricazione e una quantità di dati e fotografie inedite di grande suggestione sono raccolte in questo libro che non può mancare nella raccolta dei cultori della storia di guerra.
  • Il forlinese Italo Stegher è uno dei 360 decorati di medaglia d'oro della Grande Guerra. Ha 23 anni, è capitano, comanda una compagnia della brigata Taro; è in altre parole il modello di un giovane borghese, acculturato, patriota, pervaso dal senso di completare l'unità d'Italia. Circondato da austro-ungarici travestiti da italiani durante la Battaglia della Bainsizza nell'agosto 1917, non si arrende e viene ucciso. Questo racconto della sua breve vita e del suo coraggio dà significato al "commemorare" i 100 anni da quella guerra per dare voce ai cittadini che ci hanno proceduto nel processo faticoso dell'acquisizione dei diritti e doveri di cittadinanza.
  • Libro fondamentale per conoscere lo stretto rapporto tra scelte politiche e preparazione militare nel periodo dal 24 luglio 1914 all'entrata in guerra dell'Italia il 24 maggio 1915. Sfata alcune leggende e luoghi comuni sull'impreparazione militare italiana, individua le responsabilità politiche dello scollamento tra condotta politica della prolungata neutralità e il disegno di guerra via via intrapreso da Cadorna per la mobilitazione di milioni di cittadini-combattenti.
  • I diari di un anonimo rugbista
  • Out of Stock
    I cecchini nella Grande Guerra Sembra paradossale, ma nella guerra di massa e di materiali ogni esercito si dotò di franchi tiratori - gli Scharfschutzen tedeschi, gli snipers britannici, americani e canadesi, i tirailleurs d'élite francesi, i tiratori scelti italiani e i cecchini austro-ungarici - in realtà la storia di costoro è avvincente tanto quanto il film Il sergente York con Gary Cooper.
  • Out of Stock
    Alpini piemontesi, fanti della Sicilia, della Puglia, della Campania, delle Marche, dell’Emilia Romagna, del Veneto e della Lombardia, nonchè delle provincie di Alessandria e Casale Monferrato sono i protagonisti dei combattimenti contro gli I.R. Hoch - und Deutschmeister Nr. 4 e Potiorek Nr. 102 e altri reparti imperiali, descritti da Fritz Weber, in un tratto del fronte dell’Isonzo teatro per due anni di furibondi scontri a Plava, Zagora e Zagomilla. Frutto di una ricerca negli archivi dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore e nell’archivio del generale Maurizio Gonzaga, il libro percorre le tappe delle battaglie e aiuta il riconoscimento dei luoghi ormai sommersi dalla vegetazione. Si tratta di posti legati a nomi entrati nell’epopea popolare come Maurizio Gonzaga, Giosué Borsi, Carlo Montanari, Ernesto Testa Fochi, Antonio Calamarà, Temistocle Franceschi e molti altri decorati. Una storia che collega gli avvenimenti ai luoghi e ai personaggi per rinvigorire il sentire comune e diffondere la conoscenza di atti valorosi il cui ricordo deve essere ravvivato di generazione in generazione.
  • Cos’è Caporetto? Caporetto è la battaglia più importante della storia italiana ed è sinonimo di disastro, ma soprat- tutto di crisi morale, d’inaffidabilità degli italiani, di fuga e di viltà. Questo libro della nuova collana “La storia illustrata e raccontata”, ricostruisce tutte le fasi della battaglia illustrandole con schizzi, foto e planimetrie moderne a colori e soprattutto finalmente scritto e illustrato per un pubblico di lettori comuni
  • La sorpresa strategica di Gorizia La storiografia non può prescindere dall'opera del Bencivenga - a quel tempo era a capo dell'Ufficio Operazioni del Comando Supremo - e che fu l'unico generale a subire il confino durante il fascismo. è il volume che riguarda il 1916: la Strafexpedition e la presa di Gorizia, ma anche i massacri di Verdun e delle battaglie dell'Isonzo. Uno dei libri fondamentali per interpretare gli avvenimenti militari di un anno cruciale per gli eserciti dell'Intesa.
  • Il racconto dei segni
    Il racconto dei segni della Grande Guerra. I segni della Grande Guerra sul fronte italo-austriaco, sono ancora presenti come vecchie ferite che tardono a rimarginarsi. La guerra di posizione impose lo scavo di chilometri di trincee e camminamenti, di centinaia di ricoveri e caverne, estesi baraccamenti e poi strade e mulattiere, acquedotti e cimiteri per i tanti che non tornarono. Il libro presenta una nicchia poco nota di questo patrimonio storico molto particolare, perché di difficile ritrovamento ed anche emotivamente coinvolgente: le "iscrizioni di guerra". Fregi di reparti, semplici graffiti lasciati da soldati che hanno inciso il loro nome, un messaggio di speranza "Mamma tornerò", o addirittura imponenti costruzioni sulle quali campeggiano i nomi dei comandanti. La presentazione di una documentazione unica che possa ispirare ai giovani i valori universali di pace e fratellanza tra i popoli.
  • Tra Osoppo e Osvobodilna Fronta: fonti e problemi di storia della resistenza nel Goriziano
  • Il libro fa rivivere i 442 giorni di assedio che portarono alla conquista di Gorizia da parte dell’Esercito Italiano. Una meticolosa ricerca delle rare fonti disponibili (diari privati, articoli di giornale, documenti ufficiali) ha permesso di ricostruire una cronistoria quotidiana del primo grande assedio subito da una città europea nell’epoca moderna. Il violentissimo scontro che portò alla presa della città viene visto non tanto dalla parte dei combattenti, quanto da quella dei civili che rimasero imprigionati, per scelta o necessità, in una città che veniva giorno dopo giorno rasa al suolo. Furono i goriziani a sperimentare per primi alcuni degli orrori che diventeranno tanto comuni nei conflitti seguenti come i bombardamenti aerei, l’attacco indiscriminato a obbiettivi civili, gli esodi di massa e i campi d’internamento. La storia dell’assedio di Gorizia è stata però per quasi un secolo un argomento quasi dimenticato dalla storiografia ufficiale forse prigioniera di stereotipi irredentistici o nostalgici tanto forti quanto parziali. Questo volume pubblicato nel centenario della fine dell’assedio permette di riempire questa lacuna nella nostra memoria comune.
  • Centinaia di cartoline dell'impero austro-ungarico rappresentano il modo d'essere di quel mondo di ieri da cui si sono formate le nazioni di mezza Europa. Divise dall'Autore in "stanze", le cartoline divengono così il racconto visivo dell'atmosfera di quel mondo: cartoline con la schietta semplicità di un ambiente famigliare, borghese. Tedesco ma famigliare, con quello che Zweig chiama "l'odore umidiccio, muffoso, caratteristico di quella casa come di tutti gli uffici pubblici austriaci, quell'odore che gli austriaci chiamavano "erariale", una puzza di stanze troppo riscaldate, troppo affollate, mai bene arieggiate, che compenetrava prima le vesti e poi anche le anime". Le schede delle copertine contengono i dati sugli artisti, sugli stampatori e sull'argomento così da consentire al collezionista la più precisa catalogazione
  • I tracciati delle trincee della Grande Guerra – I La conquista del Carso di Comeno
      La trincea, questo termine è connaturato con la storia militare, Ma fu con la prima Guerra Mondiale che divenne sinonimo di un "modo di vita". La trincea come luogo totale, di vita e di morte, fatto di lunghe ore di attesa, rifugio, tomba, di attimi di terrore ecc. Si può dire che le trincee del Carso furono il più importante campo di battaglia della Grande Guerra, non per numero di morti, ma per quantità di popoli che lì soffrirono e combatterono. Il recupero delle trincee per finalità storiche e turistiche non può avvenire che conoscendo perfettamente il loro tracciato. Questo libro copre appunto questa lacuna storiografico-documentaria.
  • I Gradesi nella prima Guerra mondiale
  • Prefazione di Giorgio Rochat, presentazione di Pierluigi Scolé Cosa accade a un comandante di battaglione, coraggioso, pluridecorato e in perfetta sintonia con i suoi alpini del Monviso, quando gli viene dato il comando di un battaglione di alpini veronesi che, transitando il treno vicino alle loro case, lasciano il reparto e il loro comandante si rifiuta di far sparare su di loro? La vicenda di Ernesto Bassignano, cuneese, la cui carriera sotto le armi si dipana tra il 1892 e il 1919, rappresenta un tassello importante per la comprensione dei codici di comportamento degli ufficiali superiori e della reazione del Regio Esercito nei confronti di un comandante che non represse con violenza un atto d’indisciplina dei suoi uomini.
  • Linea avanzata, di difesa ad oltranza e linea d'Armata, tre nomi per definire il complesso sistema difensivo italiano realizzato a cavallo delle valli dell'Isonzo e del Natisone-Judrio alla vigilia del 24 ottobre 1917, giorno dello sfondamento del fronte isontino. Questa pubblicazione ne illustra lo sviluppo sul terreno con l'ausilio di una documentazione d'archivio inedita.
  • A ventitré anni Paola di Colloredo Mels è crocerossina nell'ospedale di Toppo Wasserman dove la madre Costanza era ispettrice udinese della Croce Rossa Italiana. Quando con Caporetto gli ospedali intorno a Udine furono svuotati, rimasero circa 500 malati e feriti intrasportabili, Costanza e Paola decisero di rimanere ad assisterli perché la gran parte dei medici e infermieri erano fuggiti. Portando cibo e medicine, a spese proprie, ai circa 2.000 ricoverati abbandonati nell'ospedale del Seminario nei giorni della ritirata e dell'occupazione, Costanza e Paola salvarono la vita ad alcune centinaia di soldati. Il diario racconta la loro coraggiosa volontà di rimanere a Udine per dare un significato profondo e concreto al proprio senso di responsabilità e di dovere, al di là dell'interesse personale
  • Davvero Cadorna era un generale che mandava al massacro i soldati in inutili assalti frontali? O c’è una spiegazione diversa? L’azione di comando di Cadorna è sempre stata considerata sotto gli aspetti negativi. Questo libro riequilibra i giudizi, la storia infatti cerca di spiegare l’accaduto, al di là dei pregiudizi e dei luoghi comuni. Ricondurre la biografia di Cadorna alla realtà della storia, significa anche rivalutare il valore dei fanti italiani nella guerra che ha segnato l’immaginario collettivo. La campagna accusatoria nei confronti di Cadorna di alcuni intellettuali mirante alla soppressione delle piazze dedicate a Cadorna viene da questo libro scritto da un grande storico italiano stigmatizzata. Il libro susciterà un vespaio perché molti di questi intellettuali sono ancora una volta caduti nell’ideologia.
  • Che cosa del passato è così importante da dover rimanere nella memoria per sempre? In quali ricordi si trovano custoditi i fondamenti della nostra identità? In quale modo la coscienza di sé permette alla collettività e ai suoi membri di percepirsi come unità
  • Storie di guerra, di medicina e di letteratura Medicina e guerra, medicina e psicologia e medicina e letteratura sono i tre filoni in cui si snodano gli oltre settanta interventi di storia della medicina. Un libro prezioso non solo per gli specialisti ma anche per gli appassionati di storia.
  • Due medaglie d'argento, capelli alla nazzarena, comandante idolatrato dagli alpini friulani in Val Degano entrato nel mito della guerra alpina. Il cesenate Carlo Mazzoli fotografato con i suoi cani è un'icona della guerra di montagna sull'Ortles, ma finora la sua vicenda non era stata raccontata. Essa coinvolge tre popolazioni italiane in guerra: i romagnoli, i friulani e i lombardi.
  • Centinaia di chilometri di strade e mulattiere, plurime trincee, impressionanti gallerie cannoniere, eleganti epigrafi suggeriscono ancora oggi, sul terreno, quanto la val Resia e il territorio circostante siano stati importanti per lo schieramento italiano nella Grande Guerra. Tuttavia, sono i documenti inediti d’archivio, di cui questo libro si avvale, a darci l’esatta cognizione di quello che significò trovarsi per quasi due anni e mezzo dietro la linea del fronte isontino e carnico. Si tratta di uno spaccato che, forse per la prima volta, conduce il lettore nelle viscere dell’organizzazione castrense italiano, consentendo di capirne l’organigramma, l’ampiezza e la complessità. Dalla militarizzazione dell’anteguerra alla crisi del 1914, dal primo balzo offensivo ai cantieri di retrovia, l’analisi dettagliata degli aspetti bellici occorsi in val Resia e valle Uccea prima della ritirata dell’autunno 1917 non ci rende solo una ricostruzione storica di portata locale. Senza dimenticare le testimonianze individuali, questo lavoro chiarisce nel dettaglio con quali premesse fortificatorie e organizzative il Regio Esercito si approcciò alla battaglia di Caporetto, all’altezza di uno dei più delicati confini d’armata, dopo aver bruciato l’occasione iniziale ed essersi forgiato in una guerra di assedio sanguinosa, ma determinante.
  • La prima ricostruzione dettagliata, e narrata, dell’azione di ricognizione e di combattimento degli aerei italiani nei giorni di Caporetto, con la descrizione dei combattimenti e degli equipaggi. Oltre 400 i personaggi della narrazione. Il volume è completato da oltre 80 immagini inedite di aerei con le loro schede tecniche
  • Le forme di compensazione e di consolazione che sopperivano ai rischi letali delle trincee. I santini, le pipe, gli accessori per il fumo, le carte da gioco, i dadi, la dama, gli scacchi, il domino, il gioco dell’oca vengono raccolti nelle 350 immagini a colori del volume
  • Quando si parla del “vissuto” della grande guerra vengono predilette le testimonianze d’intellettuali o di eroi, quelli, per intenderci che vengono colpiti in fronte e hanno il tempo di pronunciare frasi complicate e lunghissime, date le condizioni, sempre inneggianti a sentimenti elevati, a vittorie e all’onore del reggimento. Nella realtà storica morire per un colpo in fronte era una fortuna. La gran parte dei combattenti rimaneva infatti ferita. E non moriva subito. Non si può capire cosa sia una guerra senza conoscere le devastazioni nei corpi di giovani bersaglieri erculei, di fanti, di alpini sornioni, di territoriali con moglie e figli. Ragucci, napoletano, cinquantenne maggiore medico, è un personaggio della borghesia partenopea, pieno di garbo, cultura e umanità, catapultato nel cuore delle Dolomiti, a Cortina, a dirigere l’ospedale 040 nel famoso Hotel Cristallo della famiglia Menardi, sotto i boschi del Faloria; è questa l’epicità della grande guerra: un napoletano che racconta il fascino unico delle nevicate, dei boschi, dei ruscelli, dei tramonti e delle notti in uno dei luoghi più belli d’Italia e nel contempo narra ciò che accade dentro l’ospedale 040 dove per due anni arrivano centinaia di italiani feriti, congelati e sommersi da valanghe. Mai ci era stato dato di leggere pagine più dense sulla ritirata causata dallo sfondamento di Caporetto come quelle di Ragucci. Il suo libro è prezioso perché fa capire veramente cosa causavano i combattimenti e la guerra all’addiaccio, la guerra sopra i 2.000 metri, che nessun altro ufficiale ha mai raccontato.
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    Storia sociale degli esplosivi - Dal salnitro allo sviluppo degli esplosivi negli Stati Uniti e in Italia A cura di Alberto Monticone e Paolo Scandaletti Quanta storia possono raccontarci ancora Caporetto e le giornate dell'autunno 1917? Cosa succede se si rilegge la Grande Guerra, partendo dai più recenti documenti ritrovati, se ci si confronta con la storicistica slovena, se si analizza la propaganda dell'epoca, se si aprono gli archivi dell'Esercito Italiano? Esercito e popolazioni nella Grande Guerra non pretende di dare risposte conclusive su questi temi. Ma riesce sicuramente a stimolare domande, a creare suggestioni, a far sorgere interrogativi. In questo volume sono raccolti i saggi dei più importanti studiosi sul tema, per conoscere meglio e più a fondo cosa è veramente stato Caporetto e le sue conseguenze, cosa può diventare grazie ai recenti recuperi di vestigia operati sulle Alpi Giulie. Con un contributo poetico e appassionato di una delle migliori penne della narrativa italiana contemporanea: Alessandro Baricco
  • La storia del monte San Michele, il baluardo meridionale della testa di ponte austro-ungarica di Gorizia, teatro dei più cruenti scontri carsici fino all’agosto 1916, continuò ben oltre il primo dopoguerra e continua ancora oggi. Questa pubblicazione ne illustra l’evoluzione dal punto di vista strutturale ma anche concettuale. Nel corso di un secolo molte e profonde furono le trasformazioni di questo cupo teatro di guerra: dalla costruzione delle cannoniere al progetto del Carso Monumento della guerra Nazionale passando per il contestato Monumento Ossario al Fante italiano fino all’attuale CARSO 2014+. Il lettore potrà seguire un percorso storico che si è sviluppato per fasi alcune delle quali contestuali o in sovrapposizione fra loro quando in alcuni casi in netta opposizione. Il tutto per proporre al pubblico uno strumento utile a comprendere il rinnovamento continuo del monte San Michele verso una Via di Pace che porta alla costruzione di una memoria non passivamente accettata ma realmente condivisa
  • Le vicende della Brigata Sassari, il reparto più decorato del Regio Esercito durante la Grande Guerra, si incrociarono con quelle della comunità calcinatese poco dopo la sua costituzione avvenuta nel febbraio 1915 a Tempio Pausania e Sinnai. La Sassari venne infatti stanziata a Calcinato, nel Bresciano, all'interno della zona di radunata e schieramento del XIII corpo d'armata, dal primo giugno al 20 luglio 1915. Qui completò l'addestramento in vista dell'impiego bellico che sarebbe poi avvenuto a partire dal 24 luglio sul fronte del Carso. Le gloriose gesta compiute nel conflitto e la tipicità regionale della Sassari rappresentano ancora oggi rilevanti spunti di ricerca per la storiografia militare e per quella sulle tradizioni e vicende socio-politiche dell'autonomismo sardo
  • Per molti sarà sorprendente scoprire che anche i cani, gli animali che sono a ragione considerati i migliori amici degli uomini, hanno preso parte attiva nei diversi episodi bellici della nostra storia. Qui sono narrate, con ricchezza di particolari e annotazioni inedite, le vicende delle migliaia di cani che l’esercito austro-ungarico utilizzò, alla stregua di veri e propri soldati, nel corso della Prima Guerra Mondiale. Si racconta come I cani fossero letteralmente mandati in guerra per un periodo di leva e, se attraversavano indenni la miriade di pericoli e traversie cui erano costretti, restituiti ai loro padroni. Le regole d’ingaggio, scrupolosamente riproposte dai documenti ufficiali dell’epoca, prevedevano l’assegnazione alle mansioni più diverse: dal traino di carrette per il trasporto di materiali e feriti alla segnalazione dei soldati colpiti (Sanitätshund), dalla guardia a prigionieri e obiettivi militari (Polizeihunde) alla caccia ai ratti che si insinuavano nelle trincee. La ricca documentazione fotografica, accompagnata da illustrazioni dell’epoca, riporta un aspetto poco conosciuto della Prima Guerra Mondiale nella cui evoluzione i cani, progenitori di quegli stessi animali che oggi abitano le nostre case, ebbero un ruolo tutt’altro che secondario e definito da norme ben precise. Avventure di guerra, commoventi e crudeli, di un esercito di cani di tutte le razze, costretto a una missione che non era certamente nella sua indole.
  • Riccardo Giusto - Tra storia e Leggenda la vicenda del primo soldato italiano caduto nella Grande Guerra Prima Guerra Mondiale. L’Alpino Riccardo Giusto è stato il primo Caduto italiano in combattimento della Prima Guerra Mondiale. Non un eroe, ma un simbolo. Il simbolo di quella gioventù variegata, figlia di un’Italia unita ma ancora da amalgamare, che il richiamo perentorio di una Patria ingorda trascinerà nel vortice tritacarne della folle tragedia della Grande Guerra. Questo studio vuole essere un inchino alla Memoria di tutte le vite spezzate, accomunate nella fine al giovane Alpino udinese, travolto dalla mala sorte prima, e dal beffardo destino poi, che oltre al sacrificio estremo della vita pretese anche quello del nome. A distanza di un secolo dalla sua morte, è nostro dovere rendergli Giustizia nel nome, e Pace nell’eterno riposo.
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    Generali senza manovra La battaglia di Pradis di Clauzetto nel racconto degli ufficiali combattenti
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