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    Storia sociale degli esplosivi - Dal salnitro allo sviluppo degli esplosivi negli Stati Uniti e in Italia A cura di Alberto Monticone e Paolo Scandaletti Quanta storia possono raccontarci ancora Caporetto e le giornate dell'autunno 1917? Cosa succede se si rilegge la Grande Guerra, partendo dai più recenti documenti ritrovati, se ci si confronta con la storicistica slovena, se si analizza la propaganda dell'epoca, se si aprono gli archivi dell'Esercito Italiano? Esercito e popolazioni nella Grande Guerra non pretende di dare risposte conclusive su questi temi. Ma riesce sicuramente a stimolare domande, a creare suggestioni, a far sorgere interrogativi. In questo volume sono raccolti i saggi dei più importanti studiosi sul tema, per conoscere meglio e più a fondo cosa è veramente stato Caporetto e le sue conseguenze, cosa può diventare grazie ai recenti recuperi di vestigia operati sulle Alpi Giulie. Con un contributo poetico e appassionato di una delle migliori penne della narrativa italiana contemporanea: Alessandro Baricco
  • Kappenabzeichen Distintivi da berretto austroungarici - Piccoli oggetti d'arte e di racconto della grande guerra Prefazione di Walther Schaumann Piccoli oggetti d'arte e di racconto della grande guerra Prefazione di Walther Schaumann. Il volume analizza i distintivi da berretto dell'esercito austroungarico per presentarli e farli conoscere al di fuori del semplice schematismo militare. Non solo quindi come il distintivo di questo o quel reparto, ma come quello che è in realtà: un piccolo oggetto d'arte ricco di storia. Questi particolarissimi oggetti sono infatti analizzati dal punto di vista del regolamento militare e da quello della propaganda di guerra. Essi sono così inquadrati nell'arte del loro tempo. Non un catalogo quindi ma un compendio sulla storia del Kappenabzeichen. Il volume è riccamente illustrato a colori, con schede esplicative dei singoli distintivi e degli oggetti a essi correlati. Das Buch analisiert die Kappenabzeichen des österreichischen-ungarischen Heeres, um sie außerhalb des einfachen militärischen Schematismus vorzustellen und bekannt zu machen. Nicht nur als Abzeichen dieser oder jener Abteilung, aber was es in Wirklichkeit ist: ein kleiner Kunstgegenstand, reich an Geschichte. Diese besonderen Gegenstände sind in Hinsicht der militärischen Vorschriften und der Kriegspropaganda analisiert. Sie sind in die Kunst ihrer Zeit eingeordnet. Kein Katalog, aber eine Zusammenfassung in der Gschichte der Kappenabzeichen.
  • Il diario inedito dello studente Giovanni Alessandro Polidoro della brigata Friuli, formata per la gran parte da toscani, rappresenta una preziosa testimonianza non solo degli eventi militari che lo videro protagonista , dalla rotta di Caporetto alla prigionia, ma fornisce anche, con la sua ricca documentazione fotografica, un prezioso e dettagliato affresco domestico della vita famigliare in un piccolo paese di campagna nei primi anni del secolo scorso.
  • Itinerari segreti della Grande Guerra nelle Dolomiti vol 1 - Dal Sas de Stria alle Tofane: i luoghi "nascosti" e difficili da scoprire, lungo i boschi e le crode. Alpini piemontesi del Val Chisone e del Fenestrelle, veneti del Belluno, sardi della Reggio, Standschützen ampezzani, Tiroler Kaiserjäger, Jäger bavaresi e prussiani sono alcuni dei reparti che combatterono e vissero nelle condizioni estreme sulle cime delle Dolomiti di Cortina. Molti "segni" delle loro vicissitudini sono oggi sentieri, rifugi e ferrate, altri rimangono celati e nascosti, proprio perché erano nati per non essere visibili o per i luoghi impervi e "impensabili" che i Comandi avevano scelto. Il loro fascino è quello di esistere, e di svelarsi solo casualmente.
  • 1915-1918 I reggimenti italiani protagonisti sul fronte Carso - Isonzo - Piave
  • La Grande Guerra nella Valle D'Ampezzo - Cinque Torri - Lagazuoi - Forte Tre Sassi  - Osservatorio ideale sul fronte della Grande Guerra Seconda parte. 1916 Le bellissime foto degli alpini e dei Kaiserschützen dal Lagazuoi a Som Pauses, ma anche la difficle coesistenza tra i Comandi e la popolazione ampezzana.
  • La storia del monte San Michele, il baluardo meridionale della testa di ponte austro-ungarica di Gorizia, teatro dei più cruenti scontri carsici fino all’agosto 1916, continuò ben oltre il primo dopoguerra e continua ancora oggi. Questa pubblicazione ne illustra l’evoluzione dal punto di vista strutturale ma anche concettuale. Nel corso di un secolo molte e profonde furono le trasformazioni di questo cupo teatro di guerra: dalla costruzione delle cannoniere al progetto del Carso Monumento della guerra Nazionale passando per il contestato Monumento Ossario al Fante italiano fino all’attuale CARSO 2014+. Il lettore potrà seguire un percorso storico che si è sviluppato per fasi alcune delle quali contestuali o in sovrapposizione fra loro quando in alcuni casi in netta opposizione. Il tutto per proporre al pubblico uno strumento utile a comprendere il rinnovamento continuo del monte San Michele verso una Via di Pace che porta alla costruzione di una memoria non passivamente accettata ma realmente condivisa
  • Storie della ritirata nel Friuli della Grande Guerra A cura dei Comuni di Manzano, Pozzuolo e Lestizza, e con il contributo della provincia di Udine è stato pubblicato questa raccolta di diari e memorie della Grande Guerra e dell'invasione austrotedesca.
  • Scoppio programmato - La geniale invenzione che avrebbe potuto cambiare il corso della guerra Prefazione di Luigi Emilio Longo A cura di Bruno Marcuzzo Questo libro avrebbe potuto titolarsi "Un genio alla guerra". Dopo aver letto le "memorie" di scrittori e poeti c'era da chiedersi che cosa poteva fare un inventore in guerra. Il caso ha voluto che fosse un medico a rappresentare la genialità italiana: un medico che inventò una spoletta con almeno mezzo secolo d'anticipo sui tempi. Le pagine sui trucchi che i generali imboscati e gaglioffi attuarono per impossessarsi della sua invenzione sono di un umorismo alla Wodehouse che sorprenderà il lettore.
  • Silvio Benco nella Casa dei Bosma - Il giornalista scrittore triestino e la sua famiglia a Turriaco (1944-1949)
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    Pietro Orazio von Hassek si arruolò nel 1914 come volontario nel mitico 97° Reggimento, il “Dèmoghela”. Si tratta di uno dei pochi diari di ufficiali del Reggimento nel quale militavano gli italiani del Friuli Venezia Giulia austriaco. Il libro racconta per flash le sue vicissitudini sul fronte russo, gli aneddoti della prigionia dopo l’offensiva Brusilov, fino al passaggio nella Legione dei Redenti di Siberia e il successivo viaggio di rientro da Vladivostok a Trieste attraverso il Mar della Cina
  • Morire per la Patria - I volontari del "Litorale Austriaco" nella Grande Guerra Il volume prende in esame il fenomeno del volontariato della Venezia Giulia o Litorale Austriaco, ripercorrendo le tracce di quei giovani, irredenti e non, che si presentarono alla prova del conflitto ricchi di idealità e di passioni. Ben presto, tuttavia, essi dovettero misurare il proprio slancio con la realtà di una guerra in cui il gesto individuale era sopraffatto dalla modernità messa al servizio della morte di massa. Il libro restituisce alla storia una vicenda che rappresenta forse l'ultimo baluardo del "mito della grande guerra", ricostruendo i percorsi di quanti ne furono protagonisti.
  • Le vicende della Brigata Sassari, il reparto più decorato del Regio Esercito durante la Grande Guerra, si incrociarono con quelle della comunità calcinatese poco dopo la sua costituzione avvenuta nel febbraio 1915 a Tempio Pausania e Sinnai. La Sassari venne infatti stanziata a Calcinato, nel Bresciano, all'interno della zona di radunata e schieramento del XIII corpo d'armata, dal primo giugno al 20 luglio 1915. Qui completò l'addestramento in vista dell'impiego bellico che sarebbe poi avvenuto a partire dal 24 luglio sul fronte del Carso. Le gloriose gesta compiute nel conflitto e la tipicità regionale della Sassari rappresentano ancora oggi rilevanti spunti di ricerca per la storiografia militare e per quella sulle tradizioni e vicende socio-politiche dell'autonomismo sardo
  • Guida agli itinerari: Opacchiasella, Nad Logem, il villaggio militare di Devetachi, Nova Vas, Lokovica, Dolina del gelso, Tercenca. Gli Autori sono riusciti con le loro pagine scritte sull'onda di grande passione storica e affetto verso un'inobliabile generazione di uomini – soldato, a far parlare quell'angolo poco conosciuto di Carso concedendo ampio spazio al dramma umano di un esercito di fanti, bersaglieri, arditi, artiglieri, bombardieri, jäger, gebirgschützen, pionier e honved che si sentivano abbandonati, nell'isolamento forzato imposto dalla natura di quel terreno cosparso di doline. Impossibilitati o quasi a comunicare la precarietà della loro vita, delle sofferte ore di trincea, ma soprattutto delle angoscianti attese che precedevano gli assalti.
  • La Grande Guerra è forse l'unico fatto storico del quale si possa andare fieri, al quale far risalire l'amor di patria e la presa di coscienza legata al momento basilare del cammino della cittadinanza politica. Il momento dell'amalgama non è quindi il Risorgimento o la Resistenza - in quanto compiuti da poche migliaia di italiani e sfociati comunque in guerre civili - ma come chierisce l'autore il senso di patria e di fierezza possono basarsi a pieno titolo sul sacrificio collettivo pagato da tutti durante la Prima guerra mondiale.
  • Per molti sarà sorprendente scoprire che anche i cani, gli animali che sono a ragione considerati i migliori amici degli uomini, hanno preso parte attiva nei diversi episodi bellici della nostra storia. Qui sono narrate, con ricchezza di particolari e annotazioni inedite, le vicende delle migliaia di cani che l’esercito austro-ungarico utilizzò, alla stregua di veri e propri soldati, nel corso della Prima Guerra Mondiale. Si racconta come I cani fossero letteralmente mandati in guerra per un periodo di leva e, se attraversavano indenni la miriade di pericoli e traversie cui erano costretti, restituiti ai loro padroni. Le regole d’ingaggio, scrupolosamente riproposte dai documenti ufficiali dell’epoca, prevedevano l’assegnazione alle mansioni più diverse: dal traino di carrette per il trasporto di materiali e feriti alla segnalazione dei soldati colpiti (Sanitätshund), dalla guardia a prigionieri e obiettivi militari (Polizeihunde) alla caccia ai ratti che si insinuavano nelle trincee. La ricca documentazione fotografica, accompagnata da illustrazioni dell’epoca, riporta un aspetto poco conosciuto della Prima Guerra Mondiale nella cui evoluzione i cani, progenitori di quegli stessi animali che oggi abitano le nostre case, ebbero un ruolo tutt’altro che secondario e definito da norme ben precise. Avventure di guerra, commoventi e crudeli, di un esercito di cani di tutte le razze, costretto a una missione che non era certamente nella sua indole.
  • Il Cippo della Trincea delle Frasche - Un monumento per Filippo Corridoni
  • Il Montello Vol.2 - Gli itinerari nei racconti dei testimoni: la via dei Croderi, il Sentiero della brigata Lucca e l'itinerario dei Sopraffatti Il campo di battaglia del Piave volume 2° La via dei Croderi. La sete del soldato Antonio di Teodoro. J. F. Triska artigliere cecoslovacco al Piave. Sentiero storico Brigata "Lucca"; colpo di mano del XXVII Reparto d'Assalto verso Fontigo. Zattere e zattieri. Sopraffatti; bombardieri del 34° Gruppo a Fontane Ombrose; notte d' attesa.
  • Oltre che i principali combattimenti dei flammieri italiani, questo libro analizza il funzionamento degli apparecchi e riporta il racconto degli ufficiali, attraverso schede dei vari tipi di lanciafiamme e approfondisce le tattiche d'azione con mappe a colori della posizione dei reparti lanciafiamme nelle varie battaglie. Il libro definitivo sulle specialità che fu di Curzio Malaparte e di Paolo Caccia Dominioni.
  • Il rovescio delle medaglie al Valor Militare
  • 1915 La guerra del '15 e i friulani
  • Itinerari segreti della Grande Guerra nelle Dolomiti vol 2 - Dal Lagazuoi, Fanis, Col Rosà, Son Pòuses alla Croda de r'Ancòna: i luoghi "nascosti" e difficili da scoprire tra i boschi e le crode. L'escursionista trova in questa guida gli itinerari per arrivare ai giacimenti della storia e la lettura dei segni e delle tracce ove la natura, prendendo il sopravvento sulla storia, ha ricoperto o fagocitato.
  • Caricat... Genova! - Il reggimento "Genova Cavalleria" nella battaglia di Pozzuolo del Friuli 30 ottobre 1917 Il 30 ottobre 1917 il Reggimento "Genova Cavalleria", inquadrato nella 2° Brigata di Cavalleria con i "Lancieri di Novara", è protagonista dell'epica battaglia di Pozzuolo del Friuli, piccolo paese vicino a Udine. Il reggimento assolve il compito di rallentare la travolgente avanzata delle truppe austro-tedesche, esaltate dal successo ottenuto a Caporetto, al prezzo della perdita di oltre la metà dei propri effettivi. Il sacrificio però non è vano, in quanto il tempo guadagnato consente al grosso dell'esercito di ritirarsi e di organizzare una nuova linea difensiva sul Piave, da cui verrà lanciata l'offensiva decisiva del 1918. Questo libro, benchè incentrato sul ruolo di "Genova" prima, durante e dopo la battaglia, analizza anche l'impiego della cavalleria in generale (e di "Genova" in particolare) durante il primo conflitto mondiale.
  • La Grande Guerra nella Valle D'Ampezzo - 1917 L'anno di Caporetto Visto da Cinque Torri - Lagazuoi - Forte Tre Sassi  Quarta parte, giugno - dicembre 1917
  • Dopo Le bugie di Caporetto, che ricostruiva lo sfondamento del 24 ottobre, in questo volume si racconta lo scontro tra tedeschi e italiani del 25 e 26 ottobre sui monti a sud di Caporetto, con le testimonianze dei generali e, soprattutto, degli ufficiali subalterni.
  • Tutti gli uomini dell'Imperatore Il comando Supremo dell'Esercito Italiano (Segretario Generale per gli affari civile) in data 28 marzo 1919 riportava in forma urgente agli uffici subalterni la notizia dell'arrivo di otto individui provenienti da Shatzkij Russia Centrale, tra i quali citiamo Massimiliano Bertogna di Giovanni, nato a Terzo (Austria) il 17 giugno 1894, soldato del 20° battaglione Jager, prigioniero in Russia dal 13 giugno 1915 e Giovanni Aizza di Antonio, nato a Terzo (Austria) il 9 maggio 1886, soldato del 27° Landwwher, prigioniero in Russia dal marzo del 1915. Il console italiano a Mosca vedendoli trasalì: i due avevano in mano come documento di riconoscimento un tesserino rilasciato dal partito comunista russo e il tesserino di iscrizione al sindacato...
  • La storia degli Alpini e le tavole della "Domenica del Corriere" sembrano fatte apposta per integrarsi l'una nelle altre. Le tavole di Achille Beltrame, disegnatore unico della "Domenica del Corriere" per quarant'anni, e quelle successive di Walter Molino, hanno contribuito a veicolare nel Paese l'immagine positiva degli Alpini: l'Alpino è un "eroe" non per il gesto improbabile di lanciare la stampella contro il nemico (come il mutilato Enrico Toti), ma per la quotidianità della sua azione, per la resistenza di montanaro con la quale mantiene o conquista posizioni al limite del cielo, per il valore e l'ardimento richieste dalle scalate o dal movimento con gli sci. La ritirata nella sacca del Don, con la lunga teoria di uomini scuri che si muovono a fatica nel gelo, decimati dal freddo, dagli stenti e dal fuoco dell'Armata Rossa, trasforma però la sconfitta in epopea.
  • Speranze, lagreme e fagòti - Storia dell'emigrazione turriachese nel mondo dal 1878 al 1940
  • Quel giorno a Gorizia vol 1 - Dall'inizio della guerra alla battaglia di Gorizia Presentazione di Giovanni Spadolini. Il diario-racconto delle avventure di Baruzzi sull'Isonzo, sul Carso, sull'Altipiano di Asiago e sul Piave è uno straordinario libro di memorie della Grande Guerra. La scena del diciannovenne piccolo sottotenente che, entrato con quattro fanti nella galleria di Lucinico, cerca di incutere soggezione ai 200 ungheresi che si trova inaspettatamente davanti a colpi di "boia d'un mond lèdar" è uno dei pezzi mitici della guerra.
  • All’alba della dichiarazione di guerra, i soldati italiani – per la gran parte emiliani - varcarono il confine all’oscuro di cosa li stesse aspettando. Questa è la loro storia, ricostruita tra testimonianze dirette e documenti inediti, per riportare alla luce un massacro per troppo tempo rimasto sepolto nei faldoni degli archivi.
  • Il Deutsche Alpenskorps sul Fronte Dolomitico nel 1915 A cura di Mario Dell'Eva. Prefazione di Paolo Pozzato con la biografia del col. Martini di Carlo Bindocci. Con l'entrata in guerra del regno d'Italia nel maggio 1915, gli austro-ungarici si trovarono in grande difficoltà in quando il fronte era sguarnito e la maggior parte dell'esercito imperial regio era impegnato ad oriente. Vi era quindi il pericolo di uno sfondamento da parte degli italiani, e per sventare tale eventualità, che avrebbe potuto coinvolgere la Baviera, la Germania inviò immediatamente sul fronte sud il Deutsche Alpenkorps, una divisione addestrata per la guerra in montagna, composta per la maggior parte da truppe bavaresi e prussiane, e dotata di artiglieria, truppe tecniche e di una squadriglia aerea. L'autore, colmando una singolare lacuna nella storiografia italiana della Grande Guerra, ricostruisce nel dettaglio la nascita, l'organizzazione e l'impiego di questa particolare unità che rimase sul nostro fronte fino all'ottobre 1915 e che impedì agli italiani di sfondare. In appendice vi è un itinerario ai luoghi di guerra nelle Dolomiti e alle superstiti testimonianze epigrafiche dell'Alpenkorps.
  • Il Carso dimenticato – Le spallate dell’autunno ’16 sul carso di Comeno Guida agli itinerari: Veliki Hrib, Q.208 Nord, Q.208 Sud, Nova Vas, Nad Bregom, il Vallone delle croci, il Fajti, Pečinka Q.291, Pečina Q.308-Q.278, Hudi Log, Lucatič Esplorando il terreno per ricostruire l’evoluzione dei combattimenti tra l’ottobre e il novembre 1916, ci si rende conto che ciascuna dolina custodisce memorie e testimonianze di grande rilievo, sia storico che umano. La passione, l’ago della bussola e le mappe ci spingono ad abbandonare i sentieri più frequentati guidandoci verso le zone più recondite e meno note del Nad Logem, Lokvica, Nova Vas, Nad Bregom e delle quote 208 sud e nord. Il silenzio è il tratto distintivo di questo mondo, qui si prova un senso autentico di isolamento ed estraniazione dal mondo reale. “Le Patrie – scriveva Antonio Scrimali nel 1997 – hanno dimenticato i fanti, bersaglieri, genieri, zappatori, honved, jäger, landsturm, … Ma noi no”. Noi con l’aiuto di questa guida, siamo in grado di ascoltare, in pieno Carso, un fiume di racconti.
  • Riccardo Giusto - Tra storia e Leggenda la vicenda del primo soldato italiano caduto nella Grande Guerra Prima Guerra Mondiale. L’Alpino Riccardo Giusto è stato il primo Caduto italiano in combattimento della Prima Guerra Mondiale. Non un eroe, ma un simbolo. Il simbolo di quella gioventù variegata, figlia di un’Italia unita ma ancora da amalgamare, che il richiamo perentorio di una Patria ingorda trascinerà nel vortice tritacarne della folle tragedia della Grande Guerra. Questo studio vuole essere un inchino alla Memoria di tutte le vite spezzate, accomunate nella fine al giovane Alpino udinese, travolto dalla mala sorte prima, e dal beffardo destino poi, che oltre al sacrificio estremo della vita pretese anche quello del nome. A distanza di un secolo dalla sua morte, è nostro dovere rendergli Giustizia nel nome, e Pace nell’eterno riposo.
  • La Grande Guerra fu la guerra in cui i mezzi di distruzione di massa assunsero il ruolo preponderante. Furono molte le forme di distruzione oltre alla morte sul campo e per ferite: vi fu la distruzione della mente – la pazzia, di qui l’analisi delle lettere dagli ospedali psichiatrici –, la distruzione della capacità riproduttiva e della famiglia – la nascita degli “illegittimi” –, la distruzione per malattie che non figura quasi mai nelle statistiche ma comportò la morte di oltre 180.000 soldati – il saggio di Ceschin è un importante contributo alla storiografia di guerra –, e infine la distruzione totale: la Spagnola. Un volume fondamentale per la storia sociale della Grande Guerra
  • Sentieri di Pace sul Carso della Grande Guerra
  • Il campo di battaglia del Piave volume 3° Gli itinerari: Resistenza e contrattacco Con gli Arditi al Piave La difesa del fiume Ritorno sul Montello con il poeta Andrea Zanzotto
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